MA SOLO PER I NUOVI CONTRATTI

La legge di bilancio per il 2019 introduce finalmente la possibilità di optare per la tassazione con cedolare secca anche per gli affitti commerciali: la tassa piatta è stata introdotta nel nostro ordinamento dal 2011 ma applicabile soltanto agli affitti di immobili ad uso abitativo, ed ha avuto in questi anni un gradimento ed una applicazione sempre crescente.

Confedilizia e le associazioni di proprietari chiedevano da tempo l’estensione della cedolare anche agli affitti degli immobili commerciali, e finalmente tale richiesta è stata accolta.

La relazione tecnica accompagnatoria del provvedimento quantifica in 1,1 miliardi di Euro i canoni annui riferibili ai nuovi contratti, ritenendo che l’88% dei locatori troverà conveniente optare per la cedolare, e che molti proprietari decideranno di stipulare nuove locazioni che diversamente non avrebbero concluso.

Il costo per l’Erario (e di conseguenza il risparmio per i cittadini) viene stimato dalla relazione in 163 milioni annui, numero destinato a crescere nei prossimi anni anche in previsione del prevedibile ampliamento della platea di soggetti interessati.

 

Diciamo subito che si tratta di una possibilità piuttosto limitata, perché potranno optare per la tassa piatta al 21% solo i proprietari persone fisiche:

  • di immobili in categoria C/1 (Negozi e botteghe);
  • con superficie fino a 600 mq (incluse le pertinenze affittate assieme);
  • che stipuleranno contratti nuovi dal 2019;
  • tra soggetti che al 15 ottobre 2018 non avevano già in essere un contratto per gli stessi locali, poi interrotto.

 

Sono quindi esclusi i contratti in corso, a cui la cedolare non sarà applicabile: esclusi anche gli immobili commerciali di categorie diverse, come laboratori o depositi.

Secondo l’OMI, i nuovi contratti commerciali stipulati ogni anno sono circa 369.000 e quindi la platea degli interessati è comunque ampia.

Nessun problema invece per i limiti dimensionali, poiché i 600 mq. sono largamente superiori alla dimensione media dei negozi italiani, che in tutte le regioni si attesta sotto i 100 mq.

L’aliquota fissa al 21% consentirà di sostituire la tassazione IRPEF che è più onerosa anche già dallo scaglione più basso, dando ai proprietari la certezza del costo fiscale: questo probabilmente aiuterà a rimettere sul mercato anche tanti locali da tempo mantenuti sfitti per scelta, calmierando (si spera) anche il canone.

Certo occorrerà valutare caso per caso il risparmio ma, per fare un esempio pratico, per un negozio dato in affitto a Milano in zona periferica a 12.000 Euro l’anno, la cedolare consentirà un risparmio variabile tra i 180 e 2.640 Euro.

Le regole applicabili sono mutuate da quelle della cedolare esistente, e quindi verosimilmente il locatore dovrà rinunciare all’adeguamento ISTAT per tutta la durata dell’opzione: si tratta di una rinuncia piuttosto importante, tenuto conto che la durata media di questi rapporti è quasi sempre molto lunga (sono previsti già in partenza 6+6 anni).

Altra agevolazione che dovrebbe essere applicabile è l’esenzione dalle imposte di bollo e registro, con un vantaggio in questo caso anche per il conduttore. Un timido inizio, ma pur sempre un inizio, che non mancherà di fornire nuove opportunità a chi opera nel mondo del Real estate.

 

 

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