C’è una giornata mondiale delle emoji, sul serio? Ebbene, sì. La festa World Emoji Day è stata creata dal fondatore di Emojipedia, Jeremy Burge, nel 2014.

La data, 17 luglio, è stata scelta perché è quella che compare nell’icona calendario dei sistemi iOS, approvata come Calendar Emoji nel 2010 (anche se, a seconda delle piattaforme, può anche riportare date diverse).

Nonostante le varie teorie che si affastellano intorno all’origine delle faccette, la teoria più accreditata la vede nascere in Giappone. È lì che sarebbero nate le prime emoji, almeno secondo Mark Davis, cofondatore dello Unicode Consortium, cioè la struttura che si preoccupa di creare standard e approvare l’introduzione di nuove immagini.

Prima distinzione che è il caso di ricordare in questa sede è che “emoticon” sta per segni grafici, come per esempio questo :), e il creatore è Scott Fahlman.

 

Scott Fahlman
Le emoji sono invece l’evoluzione grafica che tutti usiamo ormai abitualmente, trovandole a disposizione sulle tastiere.

Il primo progettista di emoji risponde al nome di Shigetaka Kurita, che le creò circa dieci anni prima del lancio dell’App Store di Apple.

In cerca di ispirazione, Kurita cercò nell’immaginario manga, caratteri cinesi e segnali stradali: tutte cose che potessero all’istante essere ricollegati a pensieri ed emozioni, senza che generassero simpatia o antipatie forti. Certo, come ha confessato al Wall Street Journal, non poteva minimamente immaginare che sarebbero state tradotte nel mondo e usate come base della comunicazione in ogni parte del mondo.

Per sfatare questo clima di festa, va ricordato che l’Università del Minnesota ha recentemente dimostrato che spesso le emoji generano errori interpretativi. Se la faccetta triste sembra ricondurre a un sentimento universalmente riconosciuto, potrebbe non essere così. Indi per cui, meglio non affidarsi esclusivamente al potere delle immagini.

Ciò detto, è evidente che l’uso delle emoji sia diventato massivo e globale, tanto da indurre sempre più servizi a farne uso. Recente l’introduzione in diversi chatbot, da quello di Kayak per prenotare i voli, a quello per lo shopping su Telegram. Facebook ne ha introdotte di nuove qualcuno le ha usate per tradurre la Bibbia, iOS ha reso possibile la ricerca per emoji: l’adozione delle faccette non ispira solo le nuove frontiere della tecnologia, ma anche quelle dell’arte.

bibbia

Gavin Lucas, nel suo libro “La Storia delle Emoji” cita numerosi artisti che ne hanno tratto ispirazione, così come molti in casi di campagne pubblicitarie, progetti di design, applicazioni bancarie. “Tutti le usiamo e, come dice un docente universitario di linguistica, si tratta della lingua in più rapida crescita che il genere umano abbia mai visto” ha dichiarato l’autore a Cool Hunting.

Tolte le più disparate applicazioni delle icone, ci sono anche quelle più utilizzate sulle singole piattaforme. Instagram, per l’occasione, ha rilasciato le sue classifiche. Quella generale vede al primo posto il cuore, seguita da “piangere dal ridere”, che è anche la più usata su Twitter per commentare i programmi online. Seguono quella con gli occhi a cuore, la faccetta che manda il bacio e i cuori sparsi. Tra quelle riguardanti il cibo vince la torta di compleanno, seguita dai boccali di birra.

 

emojinsta2

 

La scimmietta vince la top ten degli animali, e il braccio muscoloso quella dello sport:

 

emojiinsta
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