Bonus affitto, come funziona il credito d’imposta del 60%? Il decreto agosto estende e modifica nuovamente le regole alla base dell’agevolazione, rivolta ai titolari di partita IVA danneggiati dal Covid-19.

Il credito d’imposta del 60% per le imprese, riconosciuto per marzo, aprile e maggio 2020, è stato esteso di un’ulteriore mensilità per la generalità delle partite IVA.

Nella legge di conversione del decreto agosto, approvata in Senato ed ora in attesa del voto definitivo da parte della Camera, l’agevolazione viene invece estesa fino al mese di dicembre 2020 per le strutture turistiche stagionali.

Condizione fondamentale per fruire del credito d’imposta sui canoni di locazione resta l’aver subito una diminuzione di fatturato o corrispettivi pari almeno al 50% rispetto al mese per il quale si intende fruire del bonus affitto, e non superare il limite di 5 milioni di euro di ricavi nel 2019.

Il limite di ricavi non dovrà essere considerato ai fini dell’accesso al bonus sull’affitto per le strutture termali, così come già previsto per alberghi, agriturismi, agenzie viaggio e tour operator.

Bonus affitto 2020: come funziona e a chi spetta il credito d’imposta

È stato il testo del decreto Rilancio ad introdurre un bonus affitti per i mesi di marzo, aprile e maggio riconosciuto alla generalità delle partite IVA.

Con il decreto agosto il credito d’imposta viene rinnovato per un’ulteriore mensilità. La legge di conversione introduce inoltre una disciplina di favore per le strutture turistico ricettive, per le quali il bonus affitti è riconosciuto per l’intero anno, fino a dicembre 2020.

Inoltre, il credito d’imposta per affitto d’azienda, pari al 30% per la generalità delle partite IVA, per le strutture turistico ricettive sale al 50%.

Non cambia il perimetro dei soggetti beneficiari della misura. Si tratta degli esercenti attività d’impresa, arte o professione, per i quali il decreto Rilancio n. 34/2020 ha istituito un credito d’imposta nella misura del 60% del canone di locazione, per immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento di:

  • attività industriale,
  • commerciale,
  • artigianale,
  • agricola,
  • attività di interesse turistico
  • esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

La proroga del decreto agosto lascia invariati i requisiti per accedervi:

  • un limite relativo a ricavi o compensi, non superiori a 5 milioni di euro per il 2019;
  • una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di nel mese di riferimento di almeno il 50 per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente.

Come specificato con la circolare n. 14 dell’Agenzia delle Entrate il credito di imposta spetta alle strutture alberghiere indipendentemente dal volume di affari registrato, e quindi anche nel caso in cui i ricavi o i compensi del 2019 superino i 5 milioni di euro. Nessun limite anche per le strutture termali, secondo le novità previste dal decreto agosto.

Come anticipato, è pari al 30% il credito d’imposta spettante per i contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

Per le strutture turistico ricettive, il credito d’imposta riconosciuto per i contratti di affitto d’azienda sale al 50%. La legge di conversione del decreto agosto specifica inoltre che qualora in relazione alla medesima struttura turistico ricettiva siano stipulati due contratti distinti, uno relativo all’affitto dell’immobile ed uno relativo all’affitto d’azienda, il credito d’imposta sarà riconosciuto per ambedue i contratti.

Bonus affitto partite IVA, le novità con la conversione del decreto Rilancio ed il decreto agosto

Il bonus sugli affitti è stato interessato da numerose modifiche, apportate nel corso della conversione in legge del decreto Rilancio.

Per le partite IVA aperte nel 2019, per le quali manca il parametro per determinare il calo di fatturato, il riconoscimento del bonus sugli affitti sarà automatico, senza quindi paletti sui requisiti d’accesso. Stessa deroga anche per le imprese situate in uno dei Comuni in stato d’emergenza al 31 gennaio 2020 per eventi diversi dal Covid-19.

La possibilità di accedere al credito d’imposta è stata estesa alle attività commerciali con fatturati superiori a 5 milioni di euro nel 2019: il bonus sugli affitti sarà in tal caso pari al 20% e 10% in caso di affitto d’azienda.

Alle novità del decreto rilancio si affiancano ora le modifiche previste dal decreto legge approvato l’8 agosto 2020.

Riepilogando quindi:

  • il credito d’imposta per gli affitti di immobili ad uso non abitativo spetta anche per il mese di giugno;
  • per le imprese del settore turismo spetta fino al mese di dicembre;
  • per il settore turistico ricettivo, il credito d’imposta per affitto d’azienda spetta non al 30% bensì al 50%;
  • le strutture termali vengono inserite tra le attività beneficiarie del credito d’imposta a prescindere dal volume di ricavi o compensi del 2019.

Bonus affitto, a chi spetta il credito d’imposta del 60% sulle locazioni. Inclusi anche i forfettari

La circolare n. 14 dell’Agenzia delle Entrate consente di avere un quadro più puntuale dei soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professioni beneficiari del bonus affitto.

L’ambito soggettivo – in attesa della conferma circa le novità sopra analizzate – attualmente comprende:

  • gli imprenditori individuali e delle società in nome collettivo e in accomandita semplice che producono reddito d’impresa indipendentemente dal regime contabile adottato;
  • gli enti e società indicati nell’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del TUIR;
  • le stabili organizzazioni di soggetti non residenti di cui alla lettera d), del comma 1, dell’articolo 73 del TUIR;
  • le persone fisiche e delle associazioni di cui all’articolo 5, comma 3, lettera c), del TUIR che esercitano arti e professioni, producendo reddito di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 53 del TUIR.

Nell’elenco degli aventi diritto sono compresi anche:

  • le strutture alberghiere e agrituristiche, prescindendo dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente;
  • gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti (relativamente al costo sostenuto per il canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale). L’eventuale svolgimento di attività commerciale in maniera non prevalente rispetto a quella istituzionale non pregiudica la fruizione del credito d’imposta anche in relazione a quest’ultima attività.

Non è prevista alcuna distinzione di attività, e quindi possono beneficiare del bonus affitti del 60% anche:

  • soggetti in regime forfettario;
  • gli imprenditori e le imprese agricole, sia che determinino per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa.

Non sono inclusi tra i soggetti che possono fruire del credito in esame, coloro che svolgono attività commerciali non esercitate abitualmente o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, producendo conseguentemente redditi diversi, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettere i) e l), del TUIR.

Bonus affitto, per quali contratti di locazione spetta il credito d’imposta del 60% o 30%

Il credito d’imposta è stabilito in misura percentuale (60 per cento o 30 per cento) in relazione ai canoni:

  • di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo. Nella nozione di leasing ai fini del bonus affitti non rientrano i contratti finanziari (traslativo);
  • di contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda (bonus del 30%), comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività.

Per entrambe le ipotesi gli immobili oggetto di locazione (o almeno uno degli immobili in ipotesi di affitto d’azienda o contratto misto), indipendentemente dalla categoria catastale, devono essere destinati allo svolgimento effettivo delle seguenti attività:

  • industriale;
  • commerciale;
  • artigianale;
  • agricola;
  • di interesse turistico.

Come chiarito nella circolare n. 14 dell’Agenzia delle Entrate, per gli immobili destinati all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo, il credito d’imposta spetta anche per gli immobili adibiti promiscuamente all’esercizio dell’arte o professione e all’uso personale o familiare del contribuente che sono ammortizzabili.

Il credito di imposta è riconosciuto sul 50 per cento del canone di locazione, a patto che il contribuente non possieda nello stesso Comune un altro immobile adibito all’esercizio dell’attività.

Bonus affitto 2020, cessione del credito anche al proprietario del locale: sconto sul canone mensile

Una delle novità illustrate dall’Agenzia delle Entrate è rappresentata dalla possibilità di cessione del credito d’imposta.

Il titolare di partita IVA beneficiario del bonus affitti potrà optare per la cessione del credito d’imposta al locatore o al concedente, a fronte di uno sconto di pari ammontare sul canone da versare.

In tale ipotesi il versamento del canone è da considerarsi avvenuto contestualmente al momento di efficacia della cessione.

Il credito d’imposta è utilizzabile dal locatore o concedente nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale il credito è stato ceduto, in misura pari allo sconto praticato sul canone di locazione ovvero in compensazione.

La quota di credito non utilizzata nell’anno potrà essere fruita in quelli successivi, ma non potrà essere richiesta a rimborso. Il credito non utilizzato può essere oggetto di ulteriore cessione solo nell’anno stesso.

Cessione bonus affitto 2020: comunicazione al via dal 13 luglio 2020

Il provvedimento del 1° luglio dell’Agenzia delle Entrate ha fissato le regole per la cessione del credito maturato relativamente al:

  • bonus botteghe, contenuto nel decreto Cura Italia;
  • bonus affitti previsto dal DL Rilancio.

I soggetti che hanno maturato i crediti d’imposta possono optare per la cessione, anche parziale, dei crediti stessi ad altri soggetti, incluse le banche e altri intermediari finanziari, per la quota non utilizzata direttamente.

La comunicazione va inviata all’Agenzia delle Entrate esclusivamente in via telematica, a partire dal 13 luglio fino al 31 dicembre 2020.

Condividi